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Travel Blogger : trasforma la passione per i viaggi nel tuo lavoro

Il travel blogger tra mito e realtà

Sapevate che “come diventare un travel blogger” è la settima frase più ricercata su scala globale nell’intero panorama web? Una professione che si avvicina più a un sogno per la maggioranza degli interessati: tuttavia con una dedizione massima e i giusti suggerimenti non del tutto impossibile!
Questo pezzo sarà piuttosto lungo, dunque prendetevi il vostro tempo, una buona tazza di caffè (immancabile) e mettetevi comodi: cercherò di elencare i passi da seguire e svelare alcuni falsi miti, toccando con onestà e realismo tutti i punti di cui tenere conto prima di gettarsi a pieno e con il piede giusto in questa avventura!

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I 7 errori Seo più pericolosi per un sito web

Most Wanted : gli errori Seo da mettere al bando 

Quando arriva il momento di farsi trovare Online, sia da potenziali clienti o da semplici curiosi, saper destreggiare al meglio molteplici strategie Seo è un obbligo. I fattori che vanno ad influenzare il ranking e, conseguentemente, i risultati di ricerca sono molteplici e probabilmente vi sono già ampiamente noti: una buona struttura e navigabilità del sito, il tempo che gli utenti vi trascorrono e parole chiave pertinenti solo per nominare i più comuni. Fino a che si seguono buone pratiche di ottimizzazione, unite alla creazione di contenuti di buona qualità, non preoccupatevi di andare incontro all’ira di Google: tuttavia alcune tipologie di errori Seo devono essere evitati più di altre ( non mi riferisco necessariamente alle sole tecniche “Black Hat”). Seppur banali, alcuni di essi possono incidere in modo molto pesante sull’indicizzazione di un sito web e, più concretamente, anche sul bilancio di un business (se quest’ultimo è strettamente dipendente dal traffico web). Ho provato a riassumere i 7 principali svarioni da cui tenersi lontani! Potete inoltre approfondire qua la vostra cultura Seo 😉

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Evitare gli errori Seo più gravi è essenziale per dominare i motori di ricerca

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Gli Hashtag da evitare: i 7 errori più diffusi!

Hashtag da evitare: un’arma a doppio taglio per la gestione dei Social

Gli Hashtag sono oramai una componente fondamentale di ogni strategia di Social Media Marketing: dettò ciò è bene capire perché il modo in cui vengono utilizzati può avere ripercussioni più o meno benefiche sulla nostra comunicazione. L’hashtag è diventato un vero e proprio punto di riferimento all’interno dell’emisfero Social, sia come indicizzatore di contenuti ma anche come fattore glamour: pensate che il 70% delle persone che navigano da smartphone hanno una propensione maggiore a condividere contenuti se questi presentano almeno un hashtag al loro interno. Al tempo stesso l’uso degli hashtag denota differenze significative da una piattaforma all’altra. E’ meglio dunque chiarire quale sia la loro origine quali siano gli Hashtag da evitare.

Twitter è la “casa madre”, il luogo dove è nato e cresciuto e la stessa piattaforma ne incentiva l’utilizzo tramite la sezione dei “Top Trends”, ma con cautela (utilizzare più di 2 hashtag può causare un calo del 17% dell’engagement). Instagram è il luogo deputato per i maniaci dell’hashtag, poiché il suo uso ha effetti positivi sulla visibilità e si consiglia di utilizzarne addirittura più di 11 per ogni post, fino a un massimo di 30. Su Facebook invece l’hashtag è arrivato in ritardo e non ha attecchito come ci si poteva aspettare:  vengono perlopiù usati per dare un tocco di colore al post ma possono addirittura avere effetti negativi sulla portata dello stesso (meglio evitarli, datemi retta). In questo breve pezzo passerò in rassegna i 7 errori più comuni che si vedono in giro quando si parla di hashtag e come fare in modo di evitarli!

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Profilo Linkedin di successo

13 pillole di saggezza per un profilo Linkedin vincente

Fare breccia nel mercato del lavoro con il profilo Linkedin

Farsi notare nel frenetico mercato del lavoro è una vera impresa al giorno d’oggi. Il curriculum, per quanto sempre necessario, è diventato in molti campi uno strumento molto ordinario, né più né meno di una carta di identità professionale introduttiva. A meno che non abbia un valore intrinseco molto potente (tipo saper parlare 5 lingue, avere 3 lauree o destreggiare 7 linguaggi informatici tanto per fare esempi lampanti), rischia di rimanere sepolto o galleggiare in superficie circondato da decine di altri suoi simili (nella migliore delle ipotesi). Un profilo Linkedin capace di bucare l’occhio del recruiter può fare la differenza sull’esito di una candidatura!

Alcuni dati freschi e a tutto tondo che sottolineano la rilevanza di Linkedin:

  • Linkedin rappresenta da solo più dell’80% dei leads originati dai Social Network per il B2B. Gli altri quattro grandi colossi compongono appena il 20% messi assieme. Un numero sbalorditivo!
  • Oltre il 77% degli utenti di Linkedin si dichiara soddisfatto per i benefici che ne ha conseguito, sia per trovare le giuste aziende che le risorse umane di cui aveva bisogno. Da qui nasce la necessità di usare parole chiave pertinenti e rilevanti per la vostra figura professionale, così che il vostro profilo possa spiccare ai primi posti dei risultati di ricerca interni.
  • Oltre il 76% degli utenti trova di grande utilità ai fini della loro ricerca lavoro la funzione “Chi ha visto il tuo profilo” (una funzionalità totalmente accessibile con l’account premium, ma utilizzabile in modo ristretto anche con quello gratuito)
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Un profilo Linkedin deve bucare l’occhio del recruiter sin dal primo impatto

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